ALFREDO FIORITA.
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In bala delle onde.
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2021. Edito in proprio.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Il mare. Il pericolo sul lavoro. L'avventura e l'adrenalina pura. Tutto questo in racconto che sa di verit.
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L'Autore.
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Nato a Catanzaro nel 1970, Fiorita , con questo episodio, alla sua prima esperienza letteria. Narrazione autobiografica di esordio, il racconto colpisce per la sua sponteneit ed immediatezza.
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CAPITOLO 1.
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Linizio.
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Stanotte, o per meglio dire oggi pomeriggio ho dormito poco e male. Si  ballato un po' troppo, ma non posso farci niente. Mi tocca lo stesso alzarmi. E andare in sala mensa a prendere un caff.
E gi buio e tra poco inizia il mio turno di lavoro. Il tempo non sembra migliorato: il vento soffia ancora forte e il mare fa impressione. Del resto non c da restare meravigliati: il bollettino meteo parla chiaro. Da pi giorni la previsione per domani  sempre quella: Uragano.
Non vorrei essere qui.
Ore 18:30, prendo il secondo caff della giornata, fumo una sigaretta e sono pronto per dare il cambio al collega. Il mio turno di lavoro  di 12 ore. Va dalle 19:00 alle 7:00 del mattino successivo.
Sulla postazione di lavoro si arriva per sempre un quarto dora prima, per avere gli aggiornamenti da chi smonta su quel che  accaduto e su quel che c' da fare.
Oggi, gi lo so, non avr nessuna nuova n buona notizia: siamo fermi da tre giorni per il maltempo e anche stanotte non ci sar gran che da fare.
Lunica nuova che vorrei, sarebbe sapere che ci stiamo dirigendo in porto, ma ho gi notato che siamo ancora, sempre fermi, sempre nello stesso punto. Da tre giorni.
Sto lavorando su una nave, una grossa posa cavi, che incrocia nel Mare del Nord.
Caliamo e interriamo in fondo al mare un cavo elettrico sottomarino che connetter un nuovo campo di pale eoliche alla Germania. Un altro parco eolico marino, a quasi 100 km dalla costa.
La potente Germania ha deciso di dare una svolta Green alla sua economia. Ha deciso di investire molto nellenergia alternativa e il Mare del Nord si riempie perci di questi nuovi, altissimi mulini a vento. Fortuna vuole le condizioni siano qui quelle ideali: presenza di vento, zona poco pescosa e solo 30/40 metri di profondit pur a tanti chilometri dalla costa, cos nessuno vede e non si rovina neanche il paesaggio. Con la tecnologia attuale non si possono pretendere condizioni migliori per creare un parco eolico in mezzo al mare.
Siamo giunti quasi alla meta. Lavoriamo nei pressi della piattaforma marina in cui il nostro cavo verr installato, e potremmo sbrigarci con solo un altro paio di giorni di lavoro.
Abbiamo accumulato forte ritardo sul programma per i tanti e vari problemi avuti e adesso a bordo scarseggiano acqua e cibo. Molti di noi avrebbero dovuto sbarcare da parecchio e tutti resistiamo solo perch manca poco a finire. Ma ora siamo davvero stanchi: questa  la mia cinquantesima, continuativa, notte di lavoro.
E' la fine novembre. Fuori fa tanto freddo e questa sosta in pieno mare non ci voleva proprio. E il bollettino meteo ci perseguita: solo brutte notizie.
Tagliare il cavo e tornare in porto: resta questa l'unica vera soluzione.
Ma, guarda un p,  proprio quella che non viene presa in considerazione. I soldi, il business sono molto pi importanti della vita umana. Non  certo la prima volta che questo concetto lo ridico e lo risento dire. Non  la prima volta che lo vedo applicato, ma  la prima volta che lo vivo cos direttamente.
Voglio tornare a casa, non vorrei essere qui.
Mi armo di coraggio e salgo le scale che dividono il piano della mia cabina con quello del ponte di comando in cui si trova la mia postazione di lavoro: la sala survey.
Sono un tecnico. Un on-line surveyor. In questa tipologia di lavoro, sono colui che controlla che il cavo venga posato nella posizione prevista dal progetto. In qualche modo io sono quello che d la rotta alla nave.
Entro sul ponte e saluto tutti, sia gli smontanti che quelli che iniziano il turno. Poi mi avvicino al mio collega. Ciao Ugo, come va? Quali novit? gli chiedo
Ciao, quali novit vuoi che ci siano? Qui va tutto male, questo maledetto cavo  ancora attaccato alla nave, da qui non ce ne andiamo e il vento sta aumentando. Non lhai visto il bollettino meteo?
Cerco di fargli e di farmi coraggio e gli rispondo Si, ho visto le previsioni e non sono belle. Per lo sai che non sempre sono cos affidabili ... pu essere che il mare si calmi un po... poi questa nave  bella solida e ne ha viste tante, resister anche a questo... Tutto andr bene, vedrai.
Sar come dici tu, ma il bollettino fino adesso  stato infallibile; non ci conterei tanto su un errore nelle previsioni. Spero di pi sulla stabilit della nave. Va b ora vado a cena che ho fame. Lavorativamente parlando non ho fatto niente e comunque da fare non c' niente: siamo in stand by weather e per stanotte resteremo cos. Il plough (laratro, lo strumento che interra il cavo)  a stato issato a bordo, al riparo, e gli strumenti funzionano tutti. Pure i GPS non danno problemi. Non ho altro da segnalarti.
Ugo mi saluta e se ne va abbastanza sconfortato. Il mio ragionamento sulle previsioni meteo non lha convinto. Ad essere sincero non convince neanche me, per non ho molta altra scelta se non sperare che tutto andr nel verso giusto. Devo provare anche io a pensarci il meno possibile altrimenti langoscia, la preoccupazione, la paura diventeranno insopportabili, non potr pi gestirle. Meglio pensare a come superare questa notte.
E il momento del terzo caff. Loperatore DP, l'addetto alla gestione dei motori speciali della nave: i thruster,  un croato. Di soprannome fa: Drago. Ha messo su la moka e tocca a me fare la cremina. Devo farla come dice lui, altrimenti mi boccia. E' il suo modo scherzoso di giudicare laffidabilit di un surveyor: se non sei in grado di fare la cremina per il caff come dice lui, allora, sicuramente, non sei nemmeno in grado di lavorare in questo settore. Il caff finalmente esce e la cremina riesce; io sono promosso e siamo tutti contenti. Poi usciamo fuori a fumare. Ammazza che vento: stasera si vola. Mi metto a guardare il mare.
Ci sono notti in cui il panorama  davvero affascinante. La nave che si muove placida nel mare calmo, la luna piena che si riflette sullacqua oppure c' quel milione di stelle che illumina il cielo. Immagini mozza fiato. Immagini da favola. Per non parlare delle albe o dei tramonti dai mille colori, dalle mille sfumature, con lo sguardo che spazia a 360 gradi, la vista che si perde allorizzonte, le nuvole che assumono le forme pi strane e si perdono nellinfinito. Ti si riempie lanima e anche il cuore.
Ma stanotte no. Non  cos. Non ci sono le stelle e anche la luna  oscurata dalle nuvole. Il mare non  calmo: ci sono solo onde grosse, saranno alte cinque o sei metri e la luce fredda dei nostri fari fa risaltare la schiuma bianca in cima. Questa solida nave non sta ferma come al solito: non siamo liberi di metterci con la prua giusta al mare, a tagliare le onde e avere meno fastidi. Non possiamo stressare e rovinare quel lungo cavo che ci resta attaccato dietro come la coda un fantastico animale.
Oggi la nave rolla sensibilmente, si muove tanto e tu con lei. Allora cammini inclinato, per assecondare il movimento. Come mi ripeto da tempo: navigare ha momenti affascinanti, ma il mare  pi bello se visto dalla spiaggia. Oggi ne ho lennesima conferma.
Mentre sono assorto nei miei pensieri mi sento dire da un ufficiale di bordo: Alfredo domani sar dura, sar un giorno che ti ricorderai per un bel pezzo.
Ma come! penso io, allora  vero: dobbiamo proprio sfidare la natura, dobbiamo proprio aspettare in mezzo al mare questo uragano in arrivo.
Guardo il radar della nave. Fino a stamattina, qui vicino a noi era pieno di navi. Ora  semi vuoto e le poche rimaste in tutta l'aera se ne stanno andando: tornano in porto.
Devono decidere entro poche ore se tagliare il cavo, mi dice Egidio, se no poi per noi sar troppo tardi: questa nave non va veloce e se non ci muoviamo in tempi stretti non ce la faremo mai ad arrivare in porto. Altri posti dove trovare un ridosso qui vicino non ce ne sono. Non abbiamo altre alternative.
Jamu bonu, andiamo bene, penso tra me e me, andiamo proprio bene.
Nel frattempo  arrivato il comandante che riesce a stento a nascondere la tensione.
E' stanco e nervoso come noi tutti. Lultima decisione spetta a lui, ma al momento non ha ancora dato il comando giusto. Secondo noi tutti altra soluzione non c: la decisione logica, unica e sensata : scappare. Letteralmente. Scappare via, subito in porto. Ma lui sembra d'altro avviso, ma forse sotto sotto la pensa come noi.
Non so. So solo che le pressioni da parte dellufficio sono forti: ci sono tanti soldi in ballo e a terra non vogliono perdere altro profitto.
Che parola maledetta: profitto. Quanti danni sono stati fatti, quante ingiustizie sono state commesse per il guadagno. La nostra societ si  incanalata nel binario sbagliato. Cosa  andato storto nellevoluzione della razza umana? Possibile che non si riesca a costruire un mondo pi giusto? Aumentano le diseguaglianze, diminuisce la giustizia sociale, i pochi diritti acquisiti con anni di lotte e di sacrifici vengono velocemente erosi. Pochi individui detengono patrimoni immensi mentre milioni di persone non arrivano a fine mese. Aumentano i morti sul lavoro, aumenta linquinamento, le guerre non si fermano, chi tenta di cambiare questo modo scellerato di vivere, chi si ribella a tutto questo viene denunciato, incarcerato, a volte ucciso; chi scappa dalle guerre, dalla fame, dalla miseria viene trattato nel peggiore dei modi, rinchiuso in campi lager, respinto, picchiato come se fosse sua la colpa di tutto quello di negativo che vediamo, che viviamo direttamente o indirettamente. Ma che modo di vivere ?
Sono nuovamente perso nei miei pensieri, meglio ascoltare cosa dice il master che sta parlando a telefono con lufficio gi a Milano. Non riesco a ascoltare lintera conversazione; anzi ora non sento pi niente. Ha chiuso la porta. Provo a ricostruire il discorso: si parlava dei giuntisti che sono stati avvisati, della squadra che  quasi pronta per partire e della nave che ha gi resistito ad ondate di maltempo e che prover a resistere anche adesso... Questo cavo, quindi: si taglia o non si taglia? Questo non lho capito.
Per ha parlato dei giuntisti. Questo mi fa ben sperare. Dovessimo tagliare il cavo, lo spezzone rester abbandonato in mare. Ovviamente sar recuperato poi, appena le condizioni meteo saranno migliori, e, a quel punto, bisogner riallacciarlo con un giunto, e qui necessariamente interverr la squadra dei giuntisti, che verr a bordo per una settimana circa, solo per fare questo lavoro.
Non ho sentito cosa dicevano dallufficio, ma posso immaginare le loro obiezioni senza sbagliarmi pi di tanto: Che costo ha questa operazione? Quanto ritardo si andr a sommare sul ritardo che gi abbiamo accumulato sulla data prevista di fine lavoro? Quanto incide tutto questo sul profitto della azienda? Sul budget stabilito per questo progetto? E ci risiamo, torno a pensare che stiamo vivendo una logica sbagliata, un meccanismo imperfetto che per continua a girare imperterrito.
Il comandante  finalmente uscito dal suo ufficio. Lo sguardo di tutti noi presenti sul ponte  incatenato su di lui. Tesi e stanchi, pendiamo letteralmente dalle sue labbra.
Lui passa in mezzo a noi senza dire una parola. Guarda fuori. Guarda le onde. Poi si gira verso Michele, lufficiale capoguardia e gli dice: Attenzione stasera, il vento e le onde al momento resteranno cos, ma nella prima mattinata il vento aumenter e dopo qualche ora anche le onde. Mi raccomando occhi aperti. Io ora vado a parlare con il capo missione, torno tra qualche ora a monitorare la situazione. Per qualsiasi problema chiamami.
Praticamente ci ha ripetuto quello che diceva il bollettino meteo: queste cose le sapevamo gi, ma non ha pronunciato la parola magica agognata: porto!
Ora va a parlare con il capo missione. Forse c ancora una speranza; forse si convinceranno a vicenda che  il caso di andarsene da qui.
Si, dai,  cos. Non ci pu essere altra ipotesi plausibile.
Mi dirigo verso la mia postazione di lavoro convinto che da qui a poco partiremo verso Emden, il nostro porto di riferimento. Do una rapida occhiata al software di navigazione. Tutte le spie sono verdi, segno che tutto funziona alla perfezione. Il giornale di bordo  posato l, ma non c' nulla da scrivere. A mezzanotte annoter latitudine e longitudine della nave, la classica posizione di mezzanotte che  prassi rilevare. Aggiunger poi l'operazione in corso, cio fermi per il maltempo.
Odesso sono ancora le 22:00. Ho tutto il tempo per farlo. Magari alle 24:00 scriver: in transit to the port., Speriamo.
E invece niente, non  successo niente di niente.
Mezzanotte  passata e siamo ancora qui Lat: 54 21.470 N; Long: 006 01.889 E. Sempre fermi.
Il comandante  tornato sul ponte, sta discutendo con gli ufficiali.
Non ci muoviamo. Restiamo dove siamo. Passato il maltempo si riprende il lavoro.
Questo, in sintesi, il programma per le prossime 24 ore.
Sono incredulo.
Ora sono solo in sala survey. Un corridoio mi divide dal ponte di comando, che in questo momento  particolarmente frequentato. L il rumore delle voci, qui solo il bruso dei tanti computer accesi.
Sono solo e sono attonito, disorientato, cosa devo fare adesso? Come si aspetta un uragano a fine novembre nel Mare del Nord? Nessun corso ti prepara a questo, nessuna esperienza acquisita ti fa sentire pronto. Certo, sappiamo tutti cosa fare al suono di un allarme e tutti noi sappiamo distinguere i diversi allarmi sonori: abbiamo seguito corsi ed effettuato esercitazioni: sappiamo dove riunirci, presso il muster point, sappiamo di dover attendere l le prossime indicazioni, sappiamo di doverci mantenere seri e determinati... Ma come si attende il pericolo ? Come si trascorre una notte in affanno e con mille preoccupazioni ? Questo non linsegna nessuno. A questo non si arriva mai preparati.
Arriver pronto allabbandono nave? Riuscir a salire su una scialuppa? Un guscio di noce in un mare in tempesta mi porter in salvo?
Sono queste le cose che mi vengono in mente, stiamo aspettando larrivo di un uragano, cosaltro dovrei pensare?
Ho gi vissuto momenti difficili in questi anni di lavoro a bordo di una nave. Non  come lavorare, vivere, dormire, mangiare sulla terra ferma. E' tutto tanto pi complicato e potenzialmente pi pericoloso. Quando vai a dormire con le onde alte e il vento che soffia senza sosta non  mai un bel dormire. E stai sempre con un occhio vigile, sempre conscio di esistere precariamente in un ambiente dallequilibrio delicato.
Ho gi vissuto momenti difficili. Giornate intere fermi in alto mare. Ad aspettare che il maltempo passi, sballottato dentro la nave dal rollio di onde altissime.
Come quella volta che si rollava e basta, in pieno Oceano Indiano, 500 km a sud del Madagascar, costretto ad ancorandomi al tavolo per lavorare, mentre intorno cadeva tutto quello che poteva cadere, anche ci che sarebbe dovuto essere stabilmente fissato.
Cadevano le sedie e il cassetto chiuso male sbatteva sempre pi forte. Acchiappavo al volo mouse, tastiere, penne e fogli volanti. Il cestino della spazzatura, ormai impazzito, rotolava frenetico sbattendo da una parete allaltra, sparpagliando i suoi rifiuti nella stanza. Precipitavano anche gli schermi dei computer insieme ad altre strumentazioni non bene in sicurezza mentre le batterie saltate fuori da un qualche mouse rotolavano per la stanza aumentando il numero degli oggetti mobili sul pavimento. Una scena da incubo, da film horror, la nave posseduta dagli spiriti!
Per aumentare il senso di angoscia, cera la vista dellobl, in cui si alternava la visione del cielo nuvoloso a quello dellonda che ci sbatteva contro vigorosamente, ma in modo sempre diverso, a seconda dellangolo di inclinazione della paratia della nave.
Non sono state giornate piacevoli. Qualche giorno dopo, con quella stessa nave che ancora rollava troppo, rientrammo nel porto di Durban (South Africa) trainati da un rimorchiatore e due i motori in avaria. Se ci ripenso mi dico che allora labbiamo scampata bella, che ci  andata proprio bene. Come era contenta Valeria alla vista della banchina! I suoi occhi si misero a brillare e torn unespressione serena sul suo volto teso. Alfredo, io, in pieno oceano, con questa nave non ci torno ... mi disse.
Si. Ci sono stati momenti difficili, impegnativi, sfibranti.
Come quella volta che fui svegliato dallallarme antincendio.
Dovero?
Nel Mediterraneo. Mar Tirreno, vicino Genova per una survey geofisica.
Il rumore di un allarme  gi di per se fastidioso ma quando sei immerso nel mondo dei sogni inizialmente  insopportabile. Una volta che sei sveglio, poi, pu diventare angosciante. Mi ricordo bene dei momenti frenetici, dei pensieri che si sovrappongono in pochi attimi, dellansia che ti assale e dello sforzo immane per restare invece sveglio e lucido, ottimista, ma realista!
Ricordo bene di essermi svegliato di soprassalto per paura. Non capivo. Ero sveglio, ma non capivo. Percepivo il pericolo, ma non realizzavo. Mi ci vollero una interminabile decina di secondi per capire che quel rumore e quella voce che provenivano dal sistema di altoparlanti della nave non era la mia sveglia. Schizzato gi dalla cuccetta, mi sono vestito in pochi secondi: le scarpe, il giubbotto di salvataggio e via, con passo svelto verso il punto di raccolta. E il caschetto ? Dovevo prendere anche il caschetto ? No, che resti dov. Indietro non ci torno. Devo uscire allaperto il prima possibile... e nel frattempo cercavo di capire cosa fosse successo, quale fosse la gravit della situazione.
Salite le scale la luce del giorno mi accec di colpo. Non c'ero pi abituato perch anche nei 40 giorni di quella missione svolgevo sempre il turno di notte e di giorno dormivo.
Con gli occhi ancora semi chiusi, incrociai il cuoco e gli chiesi: Che succede? Niente, rispose lui, c un incendio a bordo, andiamo su con gli altri. Come niente? C un incendio a bordo!! Salivo le scale verso la muster station con il cuore in gola, stavo dormendo, stavo sognando? Un incendio a bordo  una cosa seria, dovera il fumo? Non si vedeva niente. Arrivato finalmente sul ponte pi alto, potei rendermi conto della situazione, il fumo usciva dalla sala macchina, ma la squadra anti-incendio era gi partita, lincendio lo stavano spegnendo.
Si fece la conta. Tutti presenti. Il fuoco  spento. Si torna a lavorare. Tutto finito.
Meno male, si, ma io ero pieno di adrenalina: non si poteva mica fare finta di niente, tornare subito a lavorare o magari a dormire, abbiamo rischiato grosso.
Me ne tornai in cabina con molta calma e mille pensieri in pi. Non chiusi occhio per il resto della giornata.
Si. Ci sono stati momenti, istanti, giorni, difficili, impegnativi, brutti, maledettamente brutti. Ma oggi  diverso, oggi conosciamo ci a cui andiamo incontro. Non  il pericolo improvviso, limprevisto che ti trovi ad affrontare, che ti coglie inconsapevole, che ti costringe a reagire. No, ora lo aspettiamo. Sappiamo tutto. Lo sappiamo bene da almeno tre giorni. Abbiamo scelto di restare immobili. E ora aspettiamo.
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CAPITOLO 2.
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La notte.
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Si  fatta luna di questa domenica notte, quali scenari si profilano?
Auspicabile: Arriva luragano in maniera pi debole del previsto, la nave resiste, dopo 24 ore si riprende a lavorare, gioved potrei essere a casa. Molto bello, poco probabile.
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Auspicabile bis: Arriva luragano, tagliamo il cavo prima che ci faccia da ncora e ci faccia affondare, restiamo in area lavoro resistendo alla tempesta, poi arrivano i giuntisti e si finisce il lavoro, una decina di giorni in pi in nave. Meno bello, poco probabile.
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Brutto assai: Arriva luragano e affondiamo con il cavo attaccato. Per niente bello, molto probabile.
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Brutto assai bis: Arriva luragano tagliamo il cavo e affondiamo lo stesso anche senza il cavo attaccato. Per niente bello, molto probabile.
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Decisamente una brutta prospettiva, cosa posso fare io? Niente, decisamente niente, non posso in alcun modo incidere su quello che accadr alla nave, posso solo sperare di cavarmela in qualche modo.
Devo rimanere lucido, non posso abbandonarmi al panico, devo rimanere concentrato.
Mi giro, vedo Ugo arrivare. Non riesce ad andare a dormire, lo capisco.
Ci guardiamo, abbiamo due facce tirate, tese, restiamo in silenzio, cerchiamo conforto, trasmettiamo paura.
Ho scritto una mail in ufficio, mi dice. Gli ho comunicato la situazione che stiamo vivendo: si devono rendere conto di quello che succede a chi lavora per loro, volevo vedere cosa mi avrebbero detto
Hai fatto bene gli rispondo, ma non pensare che riceverai una medaglia da terra n una risposta che tu troverai accettabile.
E infatti continua Ugo non mi aspettavo niente, tanto meno una risposta migliore, mi hanno scritto che gli dispiace, resistete, attenzione al cavo. 
Ti rendi conto? Mi dispiace, attenti al cavo. Ma che me ne faccio del loro dispiacere, ci sono io in mezzo al mare, a rischiare la vita, mica ci sono loro. Quando ci mandano in navi brutte, scassate, sporche e pericolose gli dispiace? Loro sono in ufficio, non sono con noi a condividere un gabinetto con altre persone mai viste prima. E poi attenti al cavo, ma che me ne frega di questo maledetto cavo. Se torno a casa sano e salvo mi licenzio, addio ufficio, addio navi, addio capi, riprendo la vecchia idea della produzione di nocciole, si questa volta vado fino in fondo.
Torno alla natura, alla nostra natura che  la terra, non lacqua, lei fa parte di noi, ma non  il nostro mondo, noi dobbiamo stare sulla terra ferma, non in mezzo al mare. Vaffanculo al cavo, fanculo tutti
Ugo, capisco che sei arrabbiato e che con i vari project manager non sei mai andato daccordo, e hai pure varie ragioni, ma questa volta non  colpa loro, questa volta ci hanno mandato su una nave decente, pulita e solida, un po vecchiotta, ma dignitosa, loro hanno mille colpe, ma se ci troviamo in questa situazione la colpa  di altre persone
Ma con la stessa mentalit ...ribadisce lui.
Si, con la stessa mentalit continuo io con la stessa logica perversa e sbagliata, ma non  questo il momento per inutili sfoghi, non  male lidea di fare qualcosa in proprio, la produzione di nocciole, come dicevi tu, ma prima di lasciare il lavoro pensaci con calma quando sarai a terra, quando  tutto sar passato quando sarai meno infuriato, quando avrai meno rancori. Le decisioni si prendono quando si sbarca, quando si torna alla propria vita, a bordo viviamo unaltra dimensione, siamo distanti dalla vita vera, ora stiamo accumulando solo rabbia e stress.
Sono stanco mi dicesono nervoso, sono ai limiti dellisteria, mi devo calmare, davvero mando tutti a quel paese e mi trasferisco in campagna, questa  la volta buona, devo solo tornare a terra, questa tensione mi sta sfibrando, mi logora, non riesco a stare in cabina, non ci riesco, non sopporto pi questo lavoro, le navi, il mare, lobl, le miglia nautiche, la velocit del suono in acqua, il posizionamento acustico, langolo dellaccostata, il Global Position System, le coordinate geografiche, non sopporto pi niente. Voglio andare via. Non voglio essere qui.
Ci fissiamo, ci abbracciamo, ci facciamo coraggio.
Ugo si  sfogato, ora  pi tranquillo, continuiamo a parlare per unaltra decina di minuti, la conversazione  cambiata, non  cupa come prima, si  fatta pi leggera, la tensione sta scemando, ma torner a crescere, purtroppo lo so. 
Il mio collega decide di tornare in cabina, prima di andare mi dice:
Comunque se vuoi puoi mandare tu un aggiornamento meteo in ufficio domani allalba, se ti va
E che gli dico? rispondo io Non gli scrivo, gli scriviamo domani quando tutto sar passato
Si forse  meglio, domani con calma, quando tutto sar finito ... buona guardia e vienimi a svegliare appena la situazione peggiora conclude lui e se ne va con un passo incerto, per niente convinto di dover affrontare la notte dormendo.
Buonanotte, dormi un po se ci riesci, rimaniamo noi a vegliare gli dico mentre lo vedo allontanarsi.
Sono le 2 passate da una ventina di minuti, siamo in piena notte, mi guardo intorno, i vari monitor accesi, la luce al neon,  le lampade delle varie postazioni di lavoro, tutto  illuminato quasi come fosse un rito scaramantico per esorcizzare la paura del buio della notte. Rito che non ha avuto successo, questa notte  buia, questa notte fa paura. 
Ho salutato Ugo, sono rimasto solo, potrei andare di l a parlare con gli ufficiali, ma non ho voglia. Non adesso, ci andr dopo. 
Mi trovo bene su questa nave, mi sono sentito a casa dalla prima volta che ci sono salito, ho un bel rapporto con tutto il personale, con gli ufficiali di coperta ci lavoro praticamente insieme e ho stretto un legame pi intenso, ma in generale rido e scherzo con chiunque. Mi capita abbastanza spesso di cambiare tipologia di lavoro, di cambiare i colleghi, di cambiare continenti e navi. Ogni volta  una sorpresa, su che nave imbarcher? Sar una nave decente o una nave indecente? Di che nazionalit sar lequipaggio? E il mio collega, il mio team, come sar? Ogni volta  unincognita. Alla fine si  sempre creato un rapporto cordiale in qualsiasi parte del mondo, per non sempre il legame, lempatia che si crea ha la stessa intensit. Su questa nave mi sento a mio agio, mi sento a casa, sar per la lingua, visto che siamo quasi tutti italiani o sar perch ho gi fatto altri imbarchi quass e quindi  pi facile instaurare un dialogo, fatto sta che mi pesa meno fare un imbarco qui, almeno non devo ricominciare daccapo nel conoscere la nave, le persone, i ritmi, la tipologia del lavoro. 
Quando ci si imbarca su una nave per la prima volta c tutto da scoprire. Non  facile in poco tempo, in poche ore entrare in sintonia con un mondo che si muove a un ritmo proprio. Bisogna confrontarsi con persone sempre nuove, sempre diverse, sia in ambito lavorativo che nella vita propria della nave. Ci sono abitudini consolidate da rispettare, modi diversi di vedere le cose, diversi punti di vista da rispettare. 
E strano questo aspetto del mio lavoro. A volte ti confronti con persone mai viste prima, di nazionalit e cultura diverse, stabilisci velocemente un rapporto lavorativo valido e un rapporto umano intenso, per 40/50 giorni vivi le stesse emozioni, lo stesso stress e la stessa gioia con queste persone che per un relativo breve periodo della tua vita diventano il tuo mondo. Un rapporto totalizzante, la nave ti rapisce, il tuo mondo  tutto qui. 
Si a volte sei proprio lontano con la testa dalla terra, ma  un attimo tornarci vicino quando si programma lo sbarco, di colpo lincantesimo si spezza, il rapimento finisce, tutto viene diluito. Appena si arriva a casa tutto sembra lontano e distante, non sembra vero parlare con persone diverse, tutto il rapporto creato velocemente, ma con grande fatica, si dissolve, finisce per essere, si spera, ricreato al prossimo progetto, al prossimo imbarco. A volte si resta in contatto con qualcuno, il rapporto matura in una sana e valida amicizia, con tante altre persone invece i contatti velocemente si perdono, per essere sostituiti al prossimo giro di giostra.
Sarei dovuto imbarcare con Yari, con lui ho fatto gi qualche imbarco, con lui lempatia  nata subito sin dal primo momento. Abbiamo lavorato in maniera affiatata e ci siamo trovati in sintonia anche fuori dalla nave. Mi dispiace che non ci sia questa volta, anzi a pensarci bene sono contento che oggi non sia qui, mi dispiace che ci siamo noi.
Mal comune nessun gaudio, dico sempre io.
Yari non  imbarcato e al posto suo  venuto Ugo. 
Com strana la vita, ora mi trovo a condividere una delle nottate pi impegnative della mia vita con una persona che conosco da appena 50 giorni.
Una persona che forse non avrei mai conosciuto in vita mia e adesso mi sta accompagnando verso unalba che pu diventare fantastica o assassina.
Cambiava qualcosa se a bordo ci fosse stato qualche mio amico di lunga data? Un amore, un affetto? Forse sarebbe cambiato in peggio, sarebbe stata una notte molto pi pesante. Meglio cos, decisamente meglio affrontare da soli il trascorrere delle ore. 
Ora che ci penso, fino adesso a terra ho mandato solo messaggi che sminuivano la situazione, ma sar il caso di dirlo a qualcuno?  Devo avvertite la mia compagna? Avvertire mio fratello? Mia mamma? O forse  meglio scrivere a qualche amico ad Alessio, a Marinella, a Dario? Ma per dirgli cosa? Che forse  lultimo messaggio che gli scrivo? Che il mare  grosso e che sta crescendo ancora di pi? E alla agenzia che mi ha mandato a bordo che gli dico? Li ho sentiti solo per chiedere il cambio un paio di settimane fa. B a loro dir tutto, come ha gi scritto Ugo, devono sapere che cosa sta succedendo. Io vengo da unaltra ditta, sono qui in subappalto, sono un freelance, un precario del mare. Si gli scriver e scriver anche alla mia compagna e a qualcun altro, in qualche modo li informer, non so bene come farlo senza coinvolgerli troppo, senza allarmarli troppo, ma gli dar qualche notizia sul Mare del Nord in tempesta. Gli scriver, ma non ora, internet non funziona, il display del server  rosso, siamo anche tagliati fuori dalle comunicazioni, jamu sempa megghjiu, andiamo sempre meglio.
Non va bene niente, neanche internet, sarebbe cambiato qualcosa? La grandezza delle onde si sarebbe ridotta? No, assolutamente. Lo so  solo questione di percezione, ma lassenza di internet mi fa sentire ancora pi solo, completamente perso.
Siamo diventati internet dipendenti, si lo so, ma adesso sto andando in astinenza, lo voglio, voglio comunicare, al giorno doggi  inconcepibile stare senza internet, veramente  inconcepibile stare a 54 gradi nord ad aspettare un uragano.
Sono nervoso. Al diavolo internet, devo fare qualcosa, devo muovermi.
Sento delle voci venire verso di me.
Alfredo lo fai tu il caff delle tre? mi chiedono.
In nave i tempi sono ben scanditi, le giornate si ripetono meccanicamente e sempre uguali. Sai gi cosa succeder a quella precisa ora. Sai gi che mezzanotte  lora del caff, sai gi chi lo far e chi lo berr, i giorni si ripetono identici. Il caff delle tre di notte  una grossa novit, non era mai successo, ma oggi  una notte particolare, oggi i ritmi sono diversi, le abitudini di colpo sono saltate. C tanta gente sveglia oggi, ci sono il comandante e il direttore di macchina, ci sono anche un paio di ufficiali del turno di giorno,  unora insolita per vederli tutti qui sul ponte. Stanotte lequilibrio della nave  saltato. Non si parla molto, ma non ce la si fa a stare da soli, latmosfera non  rilassata, nonostante lo sforzo di tutti per restare sereni lansia trapela,  una notte particolare,  una notte fredda,  una notte buia.
Preparo il caff, cerco di alleggerire latmosfera, faccio qualche battuta, le risate ci sono, ma  un riso amaro, come il caff che si prende il secondo ufficiale Fabrizio, anche lui sveglio sebbene tra quattro ore debba iniziare il turno di lavoro.
Non riesci a dormire? gli chiedo.
Non si pu dormire, c troppa paura, troppa angoscia. Poi la nave rolla troppo, vedi come sono magro, io in cuccetta volo mi dice ridendo, dai andiamo fuori a respirare a pieni polmoni aggiunge, rido pure io e gli rispondo aspetta giro il tabacco nella cartina e ti raggiungo a respirare,,,
Il vento soffia impietoso,  proprio una notte buia, servono le luci della nave per vedere la schiuma delle onde, eppure sono onde alte, saranno pi alte adesso? Non so non riesco a capire, capisco solo che fanno paura.
 Fa freddo, abbiamo tutti e due il cappuccio in testa, adesso  arrivato anche Michele, non so come abbiano iniziato, ma stanno parlando di naufragi, non  affatto un bellargomento, e no ragazzi, cos non va, cambiamo argomento!
Fa freddo, li invito ad entrare dentro e cerco di cambiare discorso, ma Fabrizio continua a parlare, sta raccontando del suo primo imbarco, mi trovo un angolo tranquillo e inizio ad ascoltarlo:
 ,,,.da qualche giorno stavamo solcando il mare di Java, ci stavamo recando al porto di Singapore. Ero a bordo di una nave mercantile italiana e stavamo navigando su una linea classica, infatti non era la prima volta che questa nave percorreva questa rotta. Era, per, la prima volta per me, ero al primo imbarco, il mio ruolo era quello di allievo ufficiale di coperta.
Ero al primo imbarco ed ero pieno di aspettative, di speranza, il mare lho conosciuto da sempre, sin da piccolo ho conosciuto la sua bellezza e la sua pericolosit. Sono nato a Vico Equense un paese di marittimi e pescatori, il mare ce lho avuto davanti agli occhi da sempre, mi sono nutrito di mare, sono cresciuto con le spiagge affollate dellestate e con il mare impetuoso dellinverno. Sono cresciuto con il mare, fin da bambino ho sguazzato da maggio a ottobre, non mi sono mai fermato, nuoto, canoa, barca a vela, moto dacqua mi hanno accompagnato per tutta ladolescenza. Ho ascoltato mille storie di marinai e di viaggi, mille storie di pescatori e di burrasche.
 Il mare  stato il mio passato ed  diventato il mio futuro. 
La vita in nave scorre spesso lentamente, azioni monotone e ripetute, sempre gli stessi gesti, sempre le stesse persone, le vedi a colazione, le vedi durante il turno di lavoro, ci mangi insieme e le vedi durante i momenti di svago, a volte la cabina diventa un rifugio in cui isolarsi e ritrovare il proprio mondo, ma dopo un po anche quella diventa oppressiva, diventa piccola e soffocante, neanche limmensit del mare riesce a dare un senso di libert, spesso si spera che arrivi qualcosa che rompa la monotonia, qualcosa che dia un senso alla giornata, qualcosa che ci faccia vivere nuove emozioni, mai, per, avrei pensato che il 26 gennaio del 2010 avrei vissuto unesperienza che non avrei dimenticato per tutta la vita.
E stato il mio primo imbarco, ma lo ricorder per sempre.
Quel giorno stava passando tranquillamente come tutti gli altri giorni, il mio turno lavorativo era finito e mi ero recato a cenare nella saletta ufficiali con il terzo ufficiale di coperta. In piena cena, allimprovviso, ci accorgemmo che la nave aveva virato bruscamente. Ci precipitammo, cos, sul ponte di comando dove trovammo il primo ufficiale e il comandante che alla nostra richiesta di spiegazioni riguardo a quello che stesse succedendo ci risposero che il primo ufficiale aveva avvistato un naufrago appoggiato su un detrito galleggiante che chiedeva aiuto. Il Comandante aveva, quindi, ordinato di compiere la curva di evoluzione per il recupero di uomo a mare, The Williamson Turn. 
Dopo circa dieci minuti procedevamo con rotta inversa per il recupero del naufrago, con una visibilit ottima, ma stava quasi per tramontare.				           Passata unora eravamo ancora  in navigazione per raggiungere il naufrago, ero sul ponte con gli ufficiali della nave mentre lequipaggio della nave era pronto con tutte le attrezzature aventi a disposizione per soccorrere il naufrago una volta arrivato a bordo. Ancora dieci minuti e il comandante mi diede lordine di fermare i motori, quando sul radar luomo a mare fu rilevato a circa 0,7 miglia mi ordin di recarmi sullaletta per avvistarlo. E cos fu, appena ebbi scorto qualcosa a pelo dacqua che si muoveva, senza mai perderlo di vista, avvisai il comandante. 
A questo punto la nave fu portata sopravento e fermato labbrivio, quando la persona si trov a proravia di traverso si inizi la vera e propria manovra di salvataggio.
Io nel frattempo non perdevo mai di vista il naufrago e mi interfacciavo con il comandante in manovra, ma non mi distraevo un istante.
Avvicinati il pi possibile al naufrago si lanci un salvagente, che non arriv a destinazione perch luomo distava ancora almeno 150 metri dalla nave, a quel punto tutto lequipaggio cerc di incitare il naufrago visibilmente stremato a remare con le mani, italiani, filippini, ucraini, ufficiali, mozzi e macchinisti, cuochi e marinai, tutti insieme a gridare, ad incoraggiare a sostenere luomo in acqua, io lo guardavo dal binocolo e vedevo che cercava di remare, ma sembrava molto stanco e senza forze. Sembrava avvicinarsi molto lentamente alla nave, forse la corrente, forse ancora un po il moto della nave creavano degli impedimenti insormontabili.
Si decise di ammainare una lancia di salvataggio.
Erano le venti era passata unora e mezzo dallavvistamento. Io continuavo a osservare il naufrago e lo svolgersi delle operazioni, ma non tutto procedeva bene, non si riusciva a liberare la biscaglina, la lancia era bloccata, oltre al primo ufficiale vedevo che era arrivato anche il secondo in aiuto. Intanto luomo a mare non si agitava pi, sembrava esausto, forse era svenuto. Si riusc a portare la lancia a murata con delle cime e far salire a bordo lequipaggio di salvataggio e finalmente venne calata in acqua dal nostromo. 
Lammaino della lancia si rivel ancora difficile.
Non si sganciarono i ganci che mantenevano la zattera, passarono altri interminabili minuti prima che si riusc a liberare definitivamente la lancia.
Il naufrago nel frattempo veniva spinto dalla corrente lontano dalla nave, io ero sempre sullaletta e avvertii il comandate che stavo iniziando a perdere di vista il naufrago, nonostante luso di binocolo e luce di profondit, vedevo a stento larancione del giubbotto di salvataggio, il sole era quasi completamente tramontato e loscurit avanzava allorizzonte, un puntino arancione che appariva e scompariva nascosto dalle onde. Il comandante port la nave un po pi avanti per cercare di avere il naufrago pi sotto vista.
I soccorritori procedevano nella direzione del naufrago, ma procedevano con prudenza, nonostante il faro acceso, la visibilit era scarsa, il buio stava calando impietoso. Durante lavvicinamento al naufrago si riscontrarono nuovamente dei problemi nella manovrabilit della barca, forse a causa della corrente, forse a causa del vento, non me lo riuscivo a spiegare, ma il pilota della lancia aveva problemi nel manovrare, forse anche un po di paura, forse era normale, non capita tutti i giorni di dover salvare una vita umana, eravamo tutti sotto pressione, emozionati, eccitati, tutto si era svolto in fretta, senza alcun preavviso.
Da solo osservavo tutta la scena, facevo il tifo per un tempestivo recupero, osservavo tutto, registravo tutto nella mia mente, finalmente riuscirono ad avvicinarsi e a lanciare il salvagente. Il naufrago era a bordo della lancia, era stato recuperato.
Si sentirono urla di gioia, si videro degli abbracci. Erano passate quasi due ore di forte tensione, era arrivato il momento di festeggiare. Vedevo la lancia tornare verso la nave, un grande sorriso di sollievo mi comparve sulla faccia, il mio pensiero si spost su quello che avrei fatto appena luomo sarebbe arrivato a bordo, sarei voluto essere io con loro in mare, avrei voluto essere io in prima persona ad aiutare il naufrago, ma ognuno ha un compito ben preciso, non potevo cambiare gli ordini impartitimi dal comandante.
Ognuno ha un suo ruolo in situazioni di emergenza o di pericolo, e ognuno deve sapere come svolgere il proprio compito in modo corretto senza compiere alcun errore, perch quell errore potrebbe essere significativo. Tutto il personale era pronto a dare il proprio contributo.
La lancia arriv sottobordo e incominci il suo recupero, ma i problemi non erano terminati, il pilota aveva difficolt ad accostare, solo allora capii che funzionavano male i comandi della barca, comunque in qualche modo si riusc a portarla a bordo.
Vidi uscire dalla lancia prima alcuni membri dellequipaggio e poi lentamente il naufrago, si cap subito che era al limite delle forze e che necessitava subito di assistenza accurata, senza alcuna esitazione un marinaio poggi delicatamente il naufrago sulle sue spalle e lo port nella saletta ospedale. Parlava a stento con voce flebile, ci fece capire di aver bisogno di bere e di mangiare e appena possibile di una doccia. Arrivarono subito acqua, t caldo e qualche biscotto, per il momento di pi non avrebbe potuto ingerire. Dopo avergli fornito degli abiti asciutti gli fu assegnata una cuccetta per riposare.
Durante la notte i marinai di turno ad ogni guardia per precauzione passarono ad osservarlo.
La mattina potemmo parlare un po con lui.
My name Angkus, born, born 1979 ... me from Indonesia. Thank you, thank you.
Parlava ancora a fatica, balbettava qualche parola e con un inglese stentato, arrivarono il dottore e il comandante, ci fecero uscire dalla saletta ospedale e lo visitarono, dopo unora scarsa uscirono e ci raccontarono la sua storia.
Era un pescatore Indonesiano che lavorava nel porto di Jakarta, la sua rotta abituale era Jakarta  Kalimantan, Kalimatan  Jakarta. Durante una tempesta il suo peschereccio era affondato e lui era riuscito ad agguantare il giubbotto di salvataggio, un contenitore con pochi soldi e una bottiglia dacqua prima di finire in mare. Era riuscito ad aggrapparsi a un detrito galleggiante e ci era rimasto appeso per 15 giorni. Due settimane in mezzo al mare con solo una bottiglia dacqua, incredibile, era riuscito a sopravvivere al freddo, alla fame, alle correnti, alla disperazione con una sola bottiglia di acqua, era riuscito a salvarsi, noi lavevamo salvato. Stava recuperando velocemente, anche questo era incredibile, aveva solo un problema a un piede che era stato rosicchiato dai pesci durante la permanenza in mare, il suo piede era diventato una preda, il piede di un pescatore rosicchiato dai pesci.
La storia si diffuse velocemente per la nave, Radio Poppa fece il proprio dovere. E sorprendente come una notizia si diffonda velocemente in nave, dici qualcosa a poppa, arrivi a prua che sanno gi tutto, sar lassenza di notizie, sar lassenza di novit, fatto sta che le notizie girano velocemente, quanto poi si trasmettano esatte questo  un altro discorso. A volte funziona come quel vecchio gioco il telefono senza fili a cui giocavamo da piccoli. Tu dici una frase a bassa voce allorecchio di un bambino e lui a sua volta la ripete al bambino accanto fino a quando chi sta alla fine della fila deve dire a voce alta la frase iniziale e invece ne viene fuori una completamente diversa. Spesso in nave girano voci che si ingrossano ad ogni passaggio. Radio Poppa diffonde velocemente, ma non sempre in maniera corretta.
Quella volta Radio Poppa funzion bene, scatt la gara di solidariet tra gli uomini dellequipaggio, tutti volevamo accudire il nostro ospite.
In pochi giorni si riprese completamente ed entr in confidenza con molti di noi, soprattutto con la componente filippina dellequipaggio, ma anche con noi ufficiali trascorreva piacevolmente del tempo, e non smetteva mai di ringraziarci, diceva che non si sarebbe mai dimenticato del mercantile italiano, che avrebbe mangiato pasta e pizza per tutta la vita. 
Arrivati a Singapore, dopo le formalit di rito con le autorit locali e dopo aver parlato con il suo armatore, per Angkus arriv il momento di sbarcare.
Ci abbracci uno per uno, ci ringrazi e ci riabbracci, poi scese dalla nave con un sorriso che ci lasci tutti contenti e soddisfatti. Il suo sorriso e la sua mano che continuava a salutare mentre si allontanava ci riempirono di soddisfazione, di orgoglio, di gioia. Il mare a volte ti pu regalare delle emozioni eccezionali, speriamo che stanotte non ci faccia conoscere laltro lato della medaglia, il lato oscuro, angosciante, terribile.
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NOTA: Questa narrazione  tratta da una reale esperienza di Fabrizio Paduano.
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Fabrizio concluse cos il suo racconto. Soddisfatto, appagato da quella esperienza, fiero di quelle giornate.
Ma anche pensieroso, preoccupato, stanco.
Che emozioni che hai vissuto attacca Michele  stata proprio unesperienza forte, intensa anche molto bella, e al tuo primo imbarco. Sono proprio contento per Angkus, e che fortuna ha avuto a incontrare voi e a trovare una specie di relitto a cui aggrapparsi
Forse perch ce n troppa, di spazzatura in mare, intendo dire intervengo nel discorso. Gli  andata bene, sono contento anchio. La spazzatura gli ha salvato la vita  un paradosso, ma  andata cos. In mare oramai si trova di tutto, i fondali sono pieni di relitti, di scorie di ogni genere, vicino alle coste trovi auto e lavatrici, ci saranno pi pneumatici sul fondale dei porti che nei gommisti delle varie citt. NellOceano Pacifico c il Pacific Trax Vortex cio unisola di plastica immensa tre volte pi grande della Francia. Per una volta la spazzatura ha salvato una vita umana, bene per lui, bene cos
Fa veramente pena vedere come abbiamo ridotto il nostro mondo prosegue Michele luomo non ha rispetto di niente, per noi che viviamo il mare ogni giorno  veramente deprimente vedere come lo trattiamo, come trattiamo male la natura in generale. Sempre meno pesci, sempre pi plastica. Non  uno slogan, non  nemmeno una predizione,  una triste e amara constatazione.
Intervengo ancora io: Le cose non vanno affatto bene, viviamo un mondo alla rovescia. I primi a rimetterci per tutto questo inquinamento saranno proprio i pescatori come Angkus o come Peppinuzzo o come Turi, saranno loro che ci rimetteranno per primi, sempre meno pesci come dicevi tu, sempre meno guadagno. Saranno sempre pi sfruttati. E adesso con la brutta deriva che ha preso letica umana, adesso dicevo, si  messo in discussione anche il salvataggio in mare. Una certezza, un monolite della marineria  quella di dover aiutare un natante in difficolt. Luomo a mare deve essere salvato. Ora invece  diventato un reato salvare le persone in mare. Se sei un migrante non hai diritto al soccorso. 
Sono diventati insopportabili i balletti dei politici allarrivo di un barcone dalla Libia. Vogliono chiudere tutto, sequestrare le navi, incriminare i comandanti che hanno prestato soccorso, hanno salvato vite umane e quindi devono finire in galera. Mi sembra una logica illogica, priva di senso.
Ora tocca a Fabrizio parlare: Io non ne so molto di politica, so solo che per tutti noi  stata una gioia vederlo salire a bordo, sapere che gli abbiamo salvato la vita mi riempie di felicit, non lavremmo mai lasciato l.
Ma si  cos prosegue Michele nessuna nave lavrebbe abbandonato. E la legge del mare, si assiste chi  in difficolt,  stato sempre cos e rester cos
Mi sembra che le cose stiano cambiando aggiungo io tira una brutta aria, tante cose vengono messe in discussione, tante idee consolidate non sembrano che abbiano tutta questa solida base, si invocano blocchi navali, si invoca lesercito invece che i dottori, si respinge invece di salvare.
 Interviene Fabrizio: forse hai ragione tu, le cose stanno cambiando in peggio, ma noi cosa ci possiamo fare? Noi facciamo il nostro lavoro, altri fanno le leggi
Gli rispondo: Tu puoi fare tutto,  vero che le leggi le fanno altri, ma noi tutti insieme possiamo fare molto, agendo in maniera collettiva, nelle azioni di ogni giorno, con le scelte che facciamo possiamo cercare di incidere in qualche modo sulla nostra vita e sulla vita degli altri, possiamo contestare le leggi che riteniamo ingiuste, possiamo manifestare, possiamo protestare, possiamo votare altre persone.
Tanto sono tutti uguali, io non voto pi ribatte Fabrizio.
Puoi anche non votare, scelta legittima, ma devi comunque lottare ogni giorno, non devi subire in silenzio, mai! gli dico.
Ora a parlare  Michele: Fai tutto facile tu, Alfredo, come se nella storia non ci siano state le grandi e le piccole Lotte. Ci sono state le guerre, le rivoluzioni, i morti, ma alla fine siamo rimasti con gli sfruttati e gli sfruttatori, con le ingiustizie, con linquinamento e con la miseria.
Continuo io: Allora vuol dire che bisogna lottare meglio, si chiama lotta di classe, esiste ancora. Se stai a guardare non cambier mai niente, non migliorano le cose con la speranza, n con le preghiere, cambio per discorso, non voglio che il mio diventi un pippone politico, almeno non stasera comunque ancora il blocco navale in Germania non c, ci verranno a salvare?
Ah, Ah ridono quasi in coro,  non ci verr a salvare nessuno, ci salviamo da soli, non succeder niente,  dice Michele, ma si andr tutto bene ribadisce Fabrizio ora vi saluto, per, si  fatto tardissimo, vado a dormire. 
Fabrizio  andato a dormire, il ponte di comando si  svuotato, siamo rimasti solo quelli in turno.
Torno nella survey room, la linea internet  tornata, mi sa che mi tocca scrivere a qualcuno. Prima metto su un po di musica, Riders on the storm, the doors, mi sembra la canzone adatta, cavalieri nella tempesta,,,.
Scrivo qualche e-mail alle persone care, le avverto che le condizioni meteo non sono delle migliori e che le comunicazioni saranno difficili, la parola uragano non la scrivo mai, troppo impegnativa. Guardo poi le notizie, anche sui siti italiani si parla di una forte perturbazione che sta attraversando il Mare del Nord, ecco fatto larrivo della tempesta  ufficiale, non resta che aspettare.
Continuo a navigare nel web per una decina di minuti, ma ben presto non ce la faccio pi, spengo tutto e provo a fare altro. Prendo il libro che sto leggendo, lo tocco, com bello il libro cartaceo, da tempo mi consigliano di comprare le-book, il dispositivo elettronico per leggere i libri,  comodo, pratico e si risparmia pure, ma io non ce la faccio, sono troppo legato al libro tradizionale, mi piacciono le case con le librerie piene, casa mia con cosa la riempio, con i file? Inoltre non sopporto lidea che sia tutto elettronico, tutto deve essere ricaricato con la corrente elettrica, spazzolino elettronico, sigaretta elettronica, libro elettronico, poi per ci accorgiamo che i consumi di energia sono diventati insostenibili, contribuiamo in tutti i modi a devastare questo pianeta e poi ci lamentiamo se il clima sta cambiando, siamo proprio strani noi umani. A bordo a volte mi prendono in giro, dicono che sono contro il progresso, ma come spiegargli che uninvenzione non  per forza positiva? Non tutto quello che  nuovo  valido, anche la bomba atomica  stata uninnovazione, ma non mi sembra un bel progresso dellumanit, bisogna saper capire quello che  utile da quello che non lo , non accogliere tutto come positivo solo perch ce lo propinano cos.
Prendo il libro in mano,  un libro impegnativo, Storia della follia nell'et classica di Michel Focault, non proprio un libro per rilassarsi, me lha dato al volo Silvia prima di partire, gli altri 4 libri che ho portato li ho gi letti e in nave non sono riuscito a reperirne altri decenti, quindi mi sono messo a leggerlo. Si tratta di  uno studio sugli sviluppi dellidea della follia attraverso la storia. Racconta tra le altre cose che i marinai nellantichit erano visti come dei folli perch andavano incontro allignoto e che a volte nel medioevo le persone ritenute matte venivano imbarcate su delle navi e mandate alla deriva. Stanotte mi sembra di essere tornati al medioevo, una nave di folli che si appresta ad andare alla deriva. Non riesco per a concentrarmi, ho letto si e no due pagine e mi sono perso, la mia mente  altrove, non riesco a distogliere il pensiero da quello che ci aspetta nelle prossime ore, cerco di leggere, ma penso ad altro. Arriva Pasquale, il marinaio di turno sul ponte, a farmi desistere definitivamente dalla lettura, si mette a parlare e per un po mi distrae, mi racconta di quando questa nave stava affondando durante la traversata dellOceano Atlantico, furono sorpresi da una tempesta e se la videro proprio brutta, riuscirono per fortuna  ad arrivare a New York sani e salvi e a fare il lavoro nel fiume Hudson, mi mostra un articolo del New York Times su questa nave, si intitola la nave che va a espresso, perch i giornalisti che salirono a bordo furono sommersi da litri di caff italiano, ogni dieci minuti qualcuno gli portava una tazzina di caff, ci facciamo una bella risata, ci voleva proprio. 
Dopo una mezzoretta di conversazione leggera gli cade locchio su un libro che ho finito di leggere da poco e che  rimasto sulla scrivania, La pulizia etnica della Palestina, di Ilan Pappe, autore israeliano anti sionista, a questo punto mi chiede: Mi spieghi che cosa succede in Palestina? Perch c un conflitto che va avanti da tanti anni?
Provo a rispondergli, ma mi dovrei inoltrare in una lunga spiegazione, provo a sintetizzare al massimo: Un popolo che ha subito un genocidio durante la seconda guerra mondiale sta applicando una violenza quasi uguale ad un altro popolo, un popolo di vittime si  trasformato in carnefice, rubando la terra, lacqua e la dignit al popolo palestinese. Lo stato di Israele  pervaso dallideologia sionista, unideologia razzista e di conquista, scusa Pasquale, ma per ora accontentati di queste poche parole, sono stanco non riesco ad argomentare meglio.
La conversazione va avanti su argomenti pi futili, fino a quando ci accorgiamo che  sorto il sole, lalba  arrivata e non promette niente di buono, il vento soffia forte, il mare si sta alzando. 
Si sono fatte le sette, il mio turno  finito, Ugo  arrivato in postazione, ha laria distrutta, ha dormito a malapena un paio di ore, aspettiamo insieme larrivo del bollettino meteo, lo stampa Michele, anche lui a fine turno, aspettiamo che ci aggiorni, lui resta in silenzio, poi ci guarda e ci dice:  Stamm nguaiati, lUragano  in arrivo. 
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CAPITOLO 3.
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La tempesta.
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Uragano: potentissima perturbazione atmosferica, violento ciclone con venti pari o superiori a 120 km/h, generalmente associato allOceano Atlantico settentrionale, al Golfo del Messico e al Mar dei Caraibi. E caratterizzato da una depressione molto profonda il cui forte gradiente di pressione genera venti impetuosi con andamento a spirale.
Ci sono varie intensit di uragano, non ho letto sul bollettino qual  lintensit massima del vento prevista, per ho letto nella descrizione riassuntiva Hurricane, tanto mi basta per sentirmi scoraggiato, per non pensare ad altro che alle prossime ore. Vedo che Ugo ha con s limmersion suit, la tuta termica che bisogna indossare in caso di naufragio, tuta che solitamente resta sempre in cabina e che si prende solo in caso di esercitazione. Lui oggi non lha lasciata in cabina, segno evidente che non ha nessuna fiducia sullesito della giornata. Mi si blocca il respiro alla vista di Ugo con la valigetta della tuta in mano, non ho il coraggio di dirgli niente, la notte non lha rasserenato, ha fatto aumentare la sua ansia, gli dico solo: vado a mangiare, ci vediamo dopo.
Fuggo verso la sala mensa, con ancora in mente il bollettino meteo, sono silenzioso e preoccupato, spero di trovare conforto con il cibo. Entro in sala mensa e quello che trovo mi gela il sangue.
Tutti gli obl sono stati rinforzati con pannelli di legno, per proteggerli dalla violenza delle onde mi dice il cuoco Antonio.
Il cuoco riveste un ruolo fondamentale in nave, ho visto cambiare lumore di interi equipaggi al cambio del cuoco, andare a mangiare rappresenta un momento di stacco, di distrazione, si pu dire anche di svago. Mangiare male giorno dopo giorno fa aumentare il senso di insofferenza verso la vita di bordo. Questa volta abbiamo ai fornelli un grande cuoco che ci ha pi volte sollazzato con lasagne e torte varie, ma oggi neanche lui pu cambiare lumore della giornata. 
Latmosfera  pesante, tetra, varie persone, sapendo che io ho le informazioni di prima mano lavorando a contatto con gli ufficiali, mi domandano se sono confermate le previsioni pi nere, non parlo, annuisco, vorrei tanto dire di no, ma abbasso lo sguardo e annuisco, seguono varie imprecazioni, bestemmie e insulti, nessuno si capacita di essere ancora in mare aperto. 
Prendo il mio piatto e mi vado a sedere al solito posto, non so perch, ma c una regola non scritta che vuole che dove ti siedi a mensa il primo giorno, li continuerai a sederti sempre, anche quando rimbarchi dopo vari mesi. E cos faccio io, mi seggo al solito posto che non ho mai trovato occupato. Non so come abbiano fatto a cucinare Antonio e i suoi aiutanti, il rollio della nave  impressionante,  continuo e fastidioso, il piatto non sta fermo sul tavolo, devo tenerlo per non farmelo sfuggire, devo tenere tutto, il vassoio, il piatto, il bicchiere, mangiare cos non  un piacere,  una fatica, mi viene voglia di fuggire via da questa stanza sempre illuminata dalla luce del giorno e oggi invece cupa e oscura, devo per mangiare qualcosa non posso affrontare digiuno quello che ci aspetta, devo mangiare ora, non so quando mi ricapiter, le onde sono in aumento, credo che la cucina verr chiusa e anche il mio stomaco si chiuder, con le onde che continuano ad aumentare rischiamo un mal di mare collettivo.
Ho fame e sono stanco, ma non mangio molto, giusto qualcosa per tappare lo stomaco, non  prudente rimpinzarsi troppo, non ho voglia di vomitare. Dopo
aver mangiato non rimango come al solito a chiacchierare con quelli che come me hanno finito il turno, non ci sono argomenti e non c il clima adatto, poso il mio vassoio prima che voli via e torno sul ponte dove c la postazione di lavoro, li le finestre non sono protette si pu vedere tutto il panorama.
Non c molto da vedere, il cielo  grigio e plumbeo, sembra gi sera e sono solo le otto del mattino, non so dove andare, non so cosa devo fare, dopo aver parlato frettolosamente con Ugo decido di andare in cabina, devo stendermi sul letto, se dormir non lo so, per ho bisogno di un po di stacco. 
La cabina la condivido con il mio collega, ma facendo turni diversi di lavoro  come se fossi da solo,  migliore di molte altre viste in altre navi, c un po di spazio, quel tanto da non sentirsi soffocare e c pure una poltrona, un grande lusso, c anche il bagno che quindi condivido solo con il mio collega, questa non  una cosa scontata, inoltre averlo anche abbastanza ampio  un ulteriore lusso, una doccia spaziosa senza la tendina che ti si incolla addosso, super lusso, naturalmente i letti sono a castello, siamo pur sempre in nave, mica in albergo. Prendo lo zainetto, ci metto dentro il portafoglio, il passaporto, il cellulare, un maglione, una bottiglia di acqua e un pacco di biscotti e lo tengo a portata di mano, poi mi butto sul letto, ci starebbe bene una doccia calda, sarebbe molto confortevole, una bella doccia e una lunga dormita, spegnere il cervello e infilarsi sotto le coperte dopo una notte come quella appena passata, una notte gelida, magari risvegliarsi nel letto di casa e invece mi butto sul letto vestito, mi tolgo le scarpe, ma le tengo vicine, devo essere pronto a rimetterle velocemente in caso di necessit, non so cosa potr accadere. Cerco di dormire, ma proprio non ci riesco, penso e ripenso a quello che c fuori, limmagine della sala mensa barricata non mi lascia e comunque c sempre il forte rollio a tenermi agitato, a volte il mare ti culla, ti induce sonnolenza, oggi invece ti fa sobbalzare.
Mi vengono in mente altre avventure vissute da quando faccio questo lavoro.
 Una decisamente antipatica lho vissuta nelle Filippine, quando dopo pi di un mese di un lavoro rognoso pieno di difficolt ci siamo accorti che la nave era infestata dai topi. Gi in albergo Giovanni era andato su tutte le furie perch cerano varie blatte, quando poi abbiamo scoperto la presenza dei ratti a bordo siamo diventati tutti intrattabili, abbiamo dovuto minacciare lo sciopero per far arrivare la disinfestazione, come al solito non volevano perdere tempo e ci chiedevano di resistere qualche giorno perch eravamo verso la fine del lavoro, ma noi ci siamo opposti fermamente. Le difficolt lavorative aggravate dalleffimera qualit organizzativa della ditta che gestiva il lavoro, dalle pessime condizioni igieniche della nave e dalla discutibile qualit del cibo ci avevano ridotti allo stremo.
Eravamo  tutti pronti allammutinamento, siamo stati irremovibili e compatti riuscendo ad ottenere che ci facessero sbarcare per tre giorni per poter derattizzare la nave. 
Continuano a venirmi in mente esperienze del passato, dalle Filippine la mia mente si sposta al lavoro in Libia, quando sono andato a controllare un gasdotto che dalle coste libiche arriva in Sicilia.
Ci sono stato nel 2013, poco dopo che era stato seviziato e ucciso Gheddafi.
Ho sempre cercato di evitare di lavorare dentro progetti che hanno a che fare con gli idrocarburi, quando ho potuto ho scelto di avere a che fare con le energie alternative, con le fibre ottiche, con i cavi elettrici o con lo studio dellerosione costiera, in Libia cera di mezzo anche linstabilit politica di una nazione ancora armata e in guerra tra fazioni, il mix perfetto da evitare, per, anche se con riluttanza, quella volta decisi di partire.
 Lintervento della NATO aveva salvato un popolo e aveva portato libert, pace e democrazia, almeno cos riferivano i principali canali di informazione, i dubbi e le perplessit erano tanti e recandomi sul posto mi resi subito conto che le cose non stavano proprio cos. In Libia ho trovato uno stato che non cera, dove non regnava la libert e che non era per niente pacificato. 
La situazione  apparsa subito complicata quando mi sono recato in via Nomentana a Roma presso lambasciata libica per ottenere il visto. Ho trovato unatmosfera di tensione di cui nessuno parlava. Schierati davanti allambasciata cera un reparto della celere, con caschi e manganelli, carabinieri ed esercito italiano, dallaltra parte della strada cittadini libici che non venivano ricevuti dallambasciata del proprio paese e che cercavano in tutti i modi di entrare per sbrigare le varie faccende burocratiche come il rinnovo di documenti o il riconoscimento di ferito di guerra. Ho scoperto cos che la nazione era divisa in zone governate da diverse milizie armate su cui il governo centrale aveva poco o nessun potere, la chiamano la balcanizzazione della Libia. Le persone che non venivano fatte entrare nellambasciata non appartenevano alla milizia giusta. Quando sono arrivato in Libia ho trovato una nazione nel caos. Scontri tra milizie, omicidi mirati di ministri e di gerarchi militari, autobombe, corruzione in aumento, spinte separatiste, crescita dei gruppi dellIslam radicale, crollo dei barili di petrolio e boom dei barconi dei migranti direttiverso lItalia.
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Gheddafi esercitava il potere in maniera assoluta e con ferocia, per ora si fa fatica a vedere un paese libero e democratico. Gheddafi giocava con la vita dei migranti, favorendo le loro partenze con i barconi o rinchiudendoli in prigione e perseguitandoli, solo per avere unarma di ricatto verso i governi europei, ma adesso neanche questo  migliorato, la vita dei migranti  sempre appesa ad un filo. Varie milizie sono collegate con scafisti senza scrupoli e gestiscono direttamente loro il traffico degli esseri umani verso le coste settentrionali del mediterraneo. Inoltre avanza lislam radicale e il ruolo della donna  sempre pi ridimensionato. La condizione femminile rappresenta un importante indizio dellinvoluzione della Libia anche sul piano sociale e politico. Un ulteriore fallimento delle guerre occidentali che hanno portato miseria e lutti un po in tutto il mondo, dallIraq allAfghanistan allex Jugoslavia, le chiamano guerre umanitarie, mai definizione fu pi sbagliata, un ossimoro che  stato accettato senza tanti dubbi da buona parte della popolazione. A volte si interviene con determinazione e senza scrupoli verso nazioni che in un determinato momento diventano scomode e quindi nemiche, altre volte si permette che nazioni come la Turchia contro i curdi o Israele contro i palestinesi possano commettere le peggiori atrocit impunemente. Ancora una volta la doppia morale occidentale la fa da padrone. 
Quella volta dormivo sulla terra ferma e salivo ogni giorno su una piccola imbarcazione per controllare i primi 2 Km del gasdotto. Mi sentivo pi sicuro in mare che a terra, dormivo in un alloggio sulla spiaggia allinterno di una base circondato da muri e recinti. Un giorno lungo la strada che passava accanto alla nostra base si sono affrontate due milizie rivali con mitragliatrici pesanti e altre armi da fuoco. Lauto di un lavoratore della mensa  rientrata con vari buchi  di proiettile nella carrozzeria. Avrei voluto visitare questa nazione del nord Africa, avrei voluto conoscere meglio gli usi e i costumi dei suoi abitanti, ma appena arriv il biglietto aereo per tornare in Italia fui felice di scappare via.
DallAfrica i miei ricordi si spostano al centro America e precisamente al Mar dei Caraibi, ora ricordi di unesperienza gioiosa e allegra. Quella volta a causa di un uragano la logistica salt completamente e io e i mie 4 colleghi fummo mandati da unisola allaltra inseguendo una nave che non arrivava. Siamo stati quasi un mese senza poter imbarcare con la sola preoccupazione di trovare la spiaggia e il locale pi affascinante, ricordandoci di dover comprare la frutta fresca perch Giuliano si era incaponito nel voler nutrire le iguane che venivano a trovarci a bordo piscina. 
Abbiamo conosciuto anche Maurice il proprietario di un pub che per accompagnarci in una bella spiaggia di Trinidad e Tobago quel giorno non apr la sua attivit, aveva piacere a farci scoprire posti nuovi e ha rinunciato al suo incasso giornaliero.
Lui aveva un ristorante avviato a Londra, ma lha chiuso per tornare nella sua amata isola, per tornare al caldo e a ritmi pi umani, sosteneva che non ci fosse solo il lavoro in questa vita, c la vita stessa che va vissuta pienamente, non bisogna cercare di produrre sempre di pi, la competizione, lansia capitalistica di essere sempre i primi, i pi belli, i pi appetibili, essere sempre al vertice, decisamente non si erano insinuate nella sua testa.
Unanima bella che per pochi giorni ha intersecato le nostre vite.
Quella volta luragano mi ha portato fortuna, chiss cosa mi riserva oggi.
Mi giro e mi rigiro nel letto, ogni tanto unonda pi forte mi fa sbattere alla parete, non posso stare pi in cabina, vorrei tanto dormire almeno un paio di ore, ma non ci riesco, non sono pi tutte le esperienze passate a venirmi in mente, stamm nguaiati, stamm nguaiati mi rimbomba nella testa, poi limmagine della immersion suit di Ugo, la mensa barricata limmersion suit la mensa barricata stamm nguaiati il bollettino meteo con la scritta uragano e ancora le parole di Michele stamm nguaiati stamm nguaiati e la mensa barricata,,,.non riesco a dormire, non posso dormire, mi rimetto le scarpe e torno sul ponte, zainetto, giubbotto di salvataggio e immersion suit li lascio in cabina, scapper a prenderli se mi serviranno. 
Sar scaramanzia, sar incoscienza, ma lascio tutto in cabina.
Sono le 10 passate, mancano un paio di ore allarrivo della tempesta. Il vento soffia ancora pi forte ed  arrivata anche la pioggia. Il ponte  pieno di gente, ci siamo tutti, quelli in turno e quelli che dovrebbero dormire. La moka viene ricaricata di continuo, non si lavora, non si mangia, non si dorme, ma senza caff non si pu stare. 
La nave balla e perde posizione, gli allarmi suonano, la nave fa fatica a restare ferma nel punto in cui deve stare, i thruster sono sotto sforzo. I thruster sono motori particolari che permettono alla nave di restare ferma in un punto specifico o di muoversi metro dopo metro mantenendo sempre la posizione desiderata, contrastano la forza delle onde, della corrente, del vento e permettono di effettuare lavori di precisione. Ancora riescono a stento a compiere il proprio dovere, ma dalla sala macchina chiamano preoccupati, si rischia un black-out che rappresenterebbe la nostra fine.
Il capo missione e il comandante si parlano per radio, si prova a restare in posizione, mi sa che tutti e due non stanno bene di testa,  evidente che non ce la possiamo fare. Perdiamo posizione di sette metri, poi di dieci, poi di quindici, gli allarmi suonano, il carico dei thruster sale al limite, tutte le spie sono rosse, dalla sala macchina chiamano nuovamente, il capo missione e il comandante si parlano ancora, questa volta per telefono, cosa si dovranno dire in segreto? 
La velocit del vento aumenta, laltezza delle onde cresce, il bollettino  confermato virgola dopo virgola, nessun errore, nessuno sbaglio, tutto esatto, tutto come previsto, nessuno  pi sordo di chi non vuol sentire e posso tranquillamente aggiungere nessuno  pi cieco di chi non vuol vedere. 
Nervosismo, ansia, stanchezza, preoccupazione e angoscia si sommano e insieme cresce ladrenalina, uno stato danimo indecifrabile caratterizza queste ultime ore, questa attesa logorante mi ha sfibrato, sono annichilito, inebetito, fermo a guardare le onde che sono sempre pi grandi, siamo vicini allora X, lora dellimpatto, non riesco pi ad aspettare, a questo punto succeda quel che deve succedere, basta usciamo da questa situazione di stallo. 
Sembra quasi che abbiano letto i miei pensieri, la nave non regge pi la posizione non si pu aspettare oltre, si decide di tagliare il cavo.
Mi dicono di registrare i dati, di prendere le coordinate del punto in cui il cavo verr abbandonato e di continuare a registrare tutti gli spostamenti della nave, non ho nessuna voglia di mettermi davanti al computer, ho una gran voglia di dargli tutti i dati sbagliati, come recita il testo della canzone il testamento di F. De Andr ,,,.Per quella candida vecchia contessa che non si muove pi dal mio letto per estirparmi linsana promessa di riservarle i miei numeri al lotto, non vedo lora di andar fra i dannati per rivelarglieli tutti sbagliati,,,..
Tutti i dati sbagliati gli devo dare.
 Potevamo fare tutte le cose con calma, avevamo a disposizione tutto il tempo che volevamo, tagliavamo il cavo in sicurezza, isolando il punto tagliato (la testa del cavo) dallinfiltrazione dellacqua, lo posavamo sul fondo del mare con tutti i crismi, io prendevo il punto esatto in tranquillit e ce ne tornavamo felici e contenti in porto, invece no, niente di tutto questo  avvenuto. Magari vogliono anche i dati precisi al centimetro, con un cavo che schizzer in acqua appena verr tagliato e con un mare che non mi permette neanche di stare seduto su una sedia, non riesco neanche a manovrare il mouse, davvero gli registro un punto in Norvegia, che se lo vadano a cercare l questo maledetto cavo. 
Torno in postazione e mi metto a registrare i dati in attesa del taglio, poi guardo lo schermo di navigazione dove abbiamo inserito la rotta del nostro cavo e tutto quello che  vicino a noi, siamo a ridosso di un vasto campo eolico con varie piattaforme, cerco di capire che pericolo potenziale possano rappresentare. Tutti gli ostacoli sono posizionati a nord della nave e il vento soffia in direzione sud-est, per fortuna, dietro di noi non ci sono pericoli imminenti, se perdiamo la posizione non andremo a sbatter contro qualcosa, almeno per il momento, non ho le posizioni di tutte le strutture presenti nel Mare del Nord sul mio schermo.
A poppa si preparano per il taglio del cavo, la situazione  pericolosa, la nave si alza e si abbassa vistosamente, non ci sar tempo per calarlo in mare, bisogna allontanarsi dalle sue vicinanze, se colpisce qualcuno saranno guai seri.
Siamo pronti, tagliamo, tutti guardano le operazioni tramite le telecamere della nave, io e Ugo siamo al computer a prendere i dati. Succede tutto velocemente, il cavo viene tagliato e schizza in acqua, anche la nave libera si muove di scatto, prendo le coordinate della probabile posizione della testa del cavo, non sar precisissima, ma di meglio non si poteva fare. 
Cerchiamo di restare in zona, ma la nave proprio non ce la fa a contrastare la forza del mare, pian piano perdiamo posizione, con i motori al massimo in avanti andiamo indietro. Il vento  forte, fortissimo e le onde sono impressionanti, saranno alte dodici, tredici metri, come una palazzina di quattro piani che ti viene addosso,  uno spavento continuo, la nave deve stare con la prua al mare, non ci sono altre soluzioni per restare a galla, se dovessimo prendere queste onde di lato ci ribalteremmo. 
Siamo in bala delle onde, andiamo indietro senza aver nessun tipo di controllo sulla nostra rotta. Alla deriva in bala delle onde!
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CAPITOLO 4.
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La deriva.
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E iniziata la giostra,  partita la bambola si direbbe a Firenze, iniziau a fhera si direbbe a Catanzaro e ancora ci sarebbero tanti altri modi di dire, ma il concetto resta lo stesso,  iniziata la nostra avventura.
Il primo ufficiale  ai comandi, cerca di aiutarsi con i thruster e riesce a tenere la prua verso le onde, cerca di resistere in tutti i modi. Le onde si abbattono su di noi impietose, la prua affonda dentro questo muro di acqua che ci viene addosso e poi riemerge per essere nuovamente affossata dallonda successiva, la schiuma bianca ricopre tutto velocemente e velocemente si ritira per tornare prepotente poco dopo, noi guardiamo tutto dal ponte, sebbene ci troviamo a pi di 30 metri di altezza dalla prua gli schizzi delle onde che si infrangono sulla nave arrivano fino a noi. Siamo tutti paralizzati a guardare il mare, non distogliamo gli occhi dalle onde, ogni tanto ne arriva una pi grossa e allora qualcuno grida attenzione, stai attento questa  grossa, ma sono tutte onde alte, ci fanno tremare, la nave va su e gi, beccheggia enormemente, bisogna reggersi per non finire per terra.
Il tempo passa, ma non ne ho cognizione, non sento la fame n la stanchezza immobilizzato a guardare quello che a tutti gli effetti  un grande spettacolo, se non fosse cos pauroso sarebbe anche interessante osservarlo, se fosse un documentario trasmesso in televisione non cambierei canale. La natura  questa, affascinante a volte ammaliante, ma altrettanto insidiosa e pericolosa, sta a noi capire i nostri limiti e non volerla sfidare a tutti i costi. Non possiamo costruire sulle pendici di un vulcano o dentro agli alvei fluviali e pensare di superare tutti gli ostacoli impunemente, non possiamo sfidare la furia di un uragano e pensarla di farla franca.
La voce di un marinaio alla radio ci fa sobbalzare, stiamo andando incontro a una grossa boa, un potenziale pericolo si avvicina, se finisce nei nostri motori pu causare guai seri.
Si chiede ai marinai di andare a poppa a monitorare la situazione, ma la poppa  invasa dalle onde, non ci si pu andare, con i binocoli si cerca di capire la posizione dellimminente pericolo a cui ci stiamo avvicinando sempre pi velocemente, sembra proprio che sia sulla nostra rotta, siamo tutti rivolti verso la boa che  sempre pi vicina, sempre pi minacciosa, eccola, ci siamo,,,.la sfioriamo, levitiamo per pochi metri, labbiamo evitata, abbiamo evitato un problema, ma non  finita lavventura, la nostra deriva continua. 
Sono passate un paio di ore dal taglio del cavo,  passata da un pezzo lora di pranzo e nessuno ha mangiato, nessuno si  mosso, solo un temerario si  azzardato a preparare lennesimo caff.
 Ci vuole abilit, bisogna tenersi con una mano al mobile e con laltra tenere ferma sulla piastra elettrica la macchinetta del caff, ne bevo una tazzina e mi reco in un angolo dove si fuma nervosamente. Larea fumatori  allaperto, ma oggi nessuno ci va, tra la pioggia, il freddo e la burrasca  meglio non uscire, contravvenendo alle regole si fuma dentro.
Le pale eoliche non si vedono pi, le ore passano e siamo sempre pi lontani dallarea lavoro,  calata la sera e latmosfera si fa sempre pi spettrale, vari allarmi suonano, internet labbiamo perso da un pezzo, lennesima onda che ci colpisce violentemente mette fuori uso il bow thruster, il thruster pi piccolo che sta a prua. Tutti i motori sono sotto sforzo, non so quanto ancora reggeranno. Il vento soffia forte, ha superato i 120Km/h, la nave viene inghiottita e poi sputata dalle onde, Ugo riprende tutto, fa qualche foto e poi ricomincia a filmare, qualcuno fa una battuta, segue qualche risata a denti stretti, poi torna il silenzio, le mascelle serrate, gli sguardi disorientati. Suona lallarme antincendio di un locale a poppa, bisogna andare a controllare, ma nessuno ci vuole andare, i marinai si rifiutano, gli ufficiali anche, bisognerebbe attraversare un tratto allo scoperto per raggiungere larea interessata, pura follia, le onde travolgono quel tratto e si verrebbe trascinati in mare, si decide di aspettare sperando in un falso allarme, probabilmente un contatto, del resto sta suonando un po tutto, non si capisce cosa  vero e cosa  falso, qualcuno guarda verso il mare, qualcun altro ha lo sguardo puntato verso il locale del probabile incendio, passano alcuni minuti e non si vedono n fiamme n fumo, questo allarme  rientrato, ma siamo sempre in allerta. Non ci sono ostacoli e continuiamo ad andare indietro, ci siamo allontanati pi di 30 Km e la furia del vento e delle onde non accenna a diminuire. 
Sarebbe il caso di pregare se solo servisse a qualcosa e poi quale Dio pregare, quello per il quale migliaia e migliaia di persone sono state massacrate nel corso della storia? Si sono inventati le Crociate per uccidere in nome del Signore, si sono inventati la figura della strega, che arma terribile linquisizione, che cosa brutale ardere viva una persona e quanti danni e quante ingiustizie sono state compiute in Sud America o in Africa per portare il nome di Ges tra coloro che vivevano la propria vita senza conoscerlo. Poi qual  il Dio giusto? Quello dei cattolici, quello dei musulmani, quello degli ebrei? O ancora i molti Dei degli induisti? Che confusione, ce ne sono troppi, meglio non averne nessuno, non prego quando sono tranquillo a casa mia, non lo far mica oggi per convenienza.
Siamo noi artefici del nostro destino, siamo noi che ci siamo ficcati in questo guaio, solo noi, nessun altro  il colpevole. 
Si narra che Yuri Gagarin, lastronauta sovietico che fu il primo uomo a volare nello spazio, arrivando fuori dellorbita terrestre abbia esclamato: Qui  bellissimo, non c nessun Dio quass, se non c lass figuriamoci se esiste qua sulla terra. 
Passano le ore, ma non passano le preoccupazioni, adesso a tenerci in ansia  una gru di poppa, il gancio si  sganciato e oscilla vistosamente, probabilmente si  rotto un perno, poco dopo si inclina la stessa gru, temiamo che crolli, la monitoriamo, la teniamo sotto controllo, per il momento sembra che regga, meglio cos. Naturalmente nessuno si preoccupa di andare a controllare come stanno veramente le cose, aspettiamo che cali almeno un po la forza del mare, tanto non si potrebbe fare molto per porre dei rimedi alla situazione. 
Ma come ci sono finito a lavorare in nave?
Sono cresciuto sulle spiagge calabresi dello Jonio, linverno lo trascorrevo sulle colline della citt con qualche breve gita sui monti della Sila, ma la tarda primavera e tutta lestate erano dedicate al mare, o in acqua o sulla spiaggia, non cerano alternative e il mare lo vivevo in mille modi, se non ci nuotavo dentro lo ammiravo dalla superficie con la barca, la canoa, il motoscafo, il windsurf, anche dinverno, a volte, mi recavo sulla spiaggia a guardare il mare e ad assaporarne la malinconia quando le spiagge sono deserte e le onde prepotenti, ma non avevo mai messo in conto di salire su una nave per lavorarci su. Cera stato un breve innamoramento per lOceanografia, ma tutto era durato il tempo di un fal estivo, ben presto avevo dirottato la mia attenzione verso facolt che avessero a che fare con la terra e non con il mare. 
Fu lincontro casuale con Lorenzo a farmi intraprendere questa strada.
Lavevo conosciuto nel 1990 durante loccupazione delluniversit, la stagione del movimento studentesco chiamato la pantera che ebbe un carattere nazionale, dal sud al nord furono moltissime le facolt italiane occupate.
 Ci battevamo contro la riforma dellallora Ministro Ruberti che prevedeva lintroduzione nellUniversit dellautonomia finanziara e didattica permettendo il finanziamento privato della ricerca e lingresso delle aziende nei consigli di amministrazione degli atenei, noi a ragione ci vedevamo il cavallo di Troia per un cambiamento in senso privatistico delluniversit. Il nome al movimento venne da una sedicente pantera nera che era stata avvistata a Roma e che la polizia non riusciva ad individuare e a catturare, da quel momento venne fuori lo slogan: La pantera siamo noi. Il nostro simbolo fu una pantera nera, uguale in tutto e per tutto a quello gi adottato dalle Black Panters statunitensi. 
Fu il primo movimento di massa a fare rete grazie alluso smodato dei fax, si comunicava inviando i fax a degli indirizzi prestabiliti, fu un modo nuovo per rimanere sempre aggiornati e in contatto, metodo che fu poi sviluppato e ampliato con luso delle mailing list.
Fu anche un movimento che svilupp un grande fermento culturale e politico grazie al quale nacquero tra varie cose anche il fenomeno delle Posse e del Rap militante e che port nuova linfa vitale al mondo dei centri sociali occupati.
Lorenzo lo rincontrai vari anni dopo il periodo universitario, in un frangente della mia vita in cui avevo perso il lavoro, fu lui a propormi di lavorare in nave e io che conoscevo a mala a pena la differenza tra poppa e prua accettai un po per curiosit, un po per spirito di avventura e tanto perch ero disoccupato. Fu il destino a farmi incontrare Lorenzo, ma fui io a scegliere quale strada intraprendere.
E cos ora mi ritrovo nel pieno di una tempesta, quando sono imbarcato per la prima volta guardavo il lato affascinante del mondo marittimo, viaggiare tanto, conoscere nuovi posti, nuove culture, modi diversi di vivere, non  che non lo sapessi che il mare nascondesse tante insidie, ma non ci volevo proprio pensare. Gi dal primo imbarco dovevo capire che il lato romantico della vita si scontra sempre con la dura realt.
La prima sera in porto mi unii a un gruppo di marinai che uscivano per trascorrere qualche ora nei locali di Olbia, chiss che esperienza vivr, pensai, conoscer mille  storie diverse, incrocer esperienze, racconti, leggende caratterizzate dal blu del mare, dallavventura, dallignoto, dal viaggio, incontrer il capitano Abdull e i marinai perduti di J.C. Izzo, mi racconteranno di vite intrecciate in ogni angolo del Mediterraneo, di segreti nascosti in qualche isoletta Greca, della pericolosit delle osterie di Marsiglia o dei misteri dei porti Libanesi, le osterie dei porti, crocevia di tanti traffici, leciti e non, posti a volte pericolosi, sempre affascinanti, sar una serata intrigante e coinvolgente, come minimo sesso, droga e rockn roll. 
In una sala Bingo mi portarono!
Unoretta al Bingo, poi una birretta e via in nave che lindomani si sarebbe salpato presto. Nemmeno durante la gita di terza media andai a dormire cos presto.
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Chiamano per radio, un marinaio  scivolato,  caduto per terra e va soccorso, un altro problema da affrontare. A bordo non c neanche un medico devono precipitarsi gli ufficiali a dare il primo aiuto, viene portato in infermeria con la barella, dopo attimi di agitazione e di panico in cui sembra che la ferita sia grave la preoccupazione diminuisce, la botta non  stata cos forte, con il passare dei minuti il marinaio riesce a muovere la spalla che appariva quantomeno lussata, la diagnosi fatta alla buona  una forte contusione, viene medicato e spedito in cuccetta a riposo, quando si potr si faranno ulteriori accertamenti.
Si  fatta notte, siamo ancora tutti svegli e digiuni, qualcosa, per, sta cambiando, il vento soffia con meno intensit, anche le onde sembrano meno alte, non si riesce a capire bene, per noi deduciamo che la loro altezza sta diminuendo, quanto meno ci piace pensare che sia cos, veniamo ancora trasportati indietro, ma la massima intensit della tempesta  passata. Probabilmente siamo stati ai margini delluragano altrimenti i problemi sarebbero stati ben maggiori.
Non siamo ancora fuori pericolo, per gli animi si rasserenano, le facce si distendono, si ricomincia a parlare tra di noi.
Mi ritrovo accanto a Fabrizio che mi dice: forse questa esperienza  pi brutta di quella che ho avuto con i pirati, lo guardo incredulo e allibito e articolo poche parole: caspita, anche questo hai vissuto, raccontami cosa  successo, lui senza farselo ripetere incomincia a raccontare:
E accaduto nel 2019 nel golfo del Messico, stavamo lavorando a ridosso di un piattaforma petrolifera offshore quando ci hanno assaliti. E successo tutto molto velocemente, dal nulla sono spuntati due barchini con sette - otto persone, nemmeno il tempo di rendercene conto ed erano gi a bordo, hanno sparato al ginocchio della prima persona che si sono trovati davanti e poi con il calcio della pistola hanno colpito violentemente una seconda persona, noi ci siamo barricati nelle cabine e il comandante si  chiuso sul ponte di comando, a questo punto hanno arraffato tutto quello che potevano prendere e sono scappati via, si sono trovati sul percorso un ufficiale che stava soccorrendo uno dei feriti e non lhanno toccato, probabilmente non lhanno percepito come un nemico. Non credo che volessero impossessarsi della nave, non hanno neanche provato ad entrare sul ponte. Diverso sarebbe stato a largo della Somalia, li spesso lobiettivo sono le navi, non le poche cose che riesci a rubare in pochi minuti.
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La pena di morte ci vorrebbe irrompe nel racconto un marinaio la pena di morte e basta, senza tanti discorsi e vedi che la smettono di fare tutte queste schifezze.
Ci vuole un uomo solo al comando con i pieni poteri e tanti problemi si risolveranno, ci vuole un uomo autoritario
In questi ultimi anni va di moda invocare questa pena estrema, sempre di pi i discorsi di stampo fascista, populistici e semplicistici stanno facendo breccia in tante coscienze. Provo a controbattere a questo delirio.  
La pena di morte non ha mai risolto i problemi, negli Stati Uniti la pena capitale  stata applicata a lungo e ancora viene applicata in tanti stati, ma i crimini non sono diminuiti. Bisogna cercare di risolvere i problemi, non reprimerli e basta, se non rimuovi alla radice le cause che creano il disagio, la fame, la povert, non risolverai mai niente,quelli sono delinquenti e basta, guarda che succede in Somalia insiste lui puoi navigare da quelle parti solo scortato, cerco di replicare nuovamente certamente ci saranno anche i delinquenti, ma tante persone percorrerebbero strade diverse se solo avessero la possibilit di farlo, in Somalia tanti pescatori sono diventati pirati dopo la guerra legata allintervento armato delle Nazioni Unite del 1992.
Sarebbe dovuta essere una missione che avrebbe dovuto portare la pace in una nazione dilaniata da lotte intestine dopo la caduta del dittatore Siad Barre. LOnu, per, fu incapace a fronteggiare la situazione e ritir le proprie forze consegnando cos la nazione ai Signori della guerra. Nel caos che si gener questi capi clan reclutarono bassa manovalanza, persone appartenenti alla micro-criminalit prevalentemente nei porti di Mogadiscio e Kisimayo e pescatori impossibilitati a lavorare facendoli diventare dei pirati, era ancora pirateria artigianale che raramente arrivava a sequestrare navi o equipaggi, successivamente questo fenomeno si trasform con larrivo di vari ex combattenti delle formazioni qaediste e talebane fuggiti dallAfghanistan dopo lintervento militare della NATO. 
Questo afflusso di combattenti port un salto di qualit negli attacchi dei pirati che furono sempre meglio armati e preparati militarmente, lultimo sviluppo della pirateria somala si  avuto negli anni recenti con larrivo della criminalit organizzata, in particolare quella russa, che lha rifornita di mezzi pi tecnologici e di una logistica migliore percependo in queste azioni il modo per avere un lauto guadagno.
Anche nel golfo di Guinea il fenomeno  complicato e ha subito varie evoluzioni.
I pirati nigeriani sono diventati tra i pi pericolosi al mondo. Tra i primi a compiere atti di pirateria organizzata fu il Movimento per lEmancipazione del Delta del Niger (MEND) che nasce dagli sviluppi di una protesta pacifica durata anni finalizzata a fermare linquinamento causato dallo sfruttamento senza regole delle risorse petrolifere, foreste e zone agricole lacerate dai mega impianti di pompaggio, aria irrespirabile a causa delle fiamme che bruciano notte e giorno il gas a cielo aperto, un paesaggio di palme e mangrovie trasformato in un inferno industriale; protesta che lottava anche contro liniqua distribuzione delle ricchezze derivate dalla commercializzazione del petrolio, ricchezze che finivano nelle mani di compagnie petrolifere straniere o ad una piccola lite di Lagos e della capitale Abuja. 
Le popolazioni locali si ritrovarono  progressivamente sempre pi povere e con il territorio sempre pi inquinato. Il movimento di protesta determinato, ma pacifico cresceva di anno in anno e veniva sempre pi represso anche grazie alla forte pressione delle compagnie estere in particolar modo della Chevron e della Shell che avevano tutto linteresse a condurre i loro affari senza dover dare conto a nessuno continuando cos a devastare impunemente una vasta parte della Nigeria meridionale.
La dura repressione port tra le altre cose alla condanna a morte per impiccagione del noto poeta locale Ken Saro-Wiwa dopo un processo farsa che laccusava di aver scritto dei discorsi che incitavano allodio e allomicidio.
Dopo anni di lotte non violente a cui seguiva una dura e indiscriminata repressione qualcuno cominci a pensarla diversamente e si form un movimento armato per combattere lingiustizia, la prevaricazione, la povert e linquinamento. Ancora una volta la pena di morte non aveva risolto niente, anzi probabilmente ha segnato un punto di non ritorno.
 Incominciarono cos i primi atti di pirateria e di sabotaggio indirizzati quasi esclusivamente a colpire le compagnie straniere, sabotavano le condotte petrolifere, assaltavano le navi e sequestravano le persone che stavano a bordo sia per avere uneco internazionale alle loro rivendicazioni sia per garantirsi unentrata economica. Anche qui, come in Somalia, il fenomeno attir lattenzione di bande criminali meglio organizzate e pi spregiudicate, aumentando a vista docchio gli atti di abbordaggio di tutti i tipi di navi,  e con questo cosa vuoi dire? incalza il marinaio che i colpevoli siamo noi? Che loro sono tutti santi ed eroi? Che li abbiamo costretti noi a fare le schifezze che fanno?
Non ho detto che sono eroi, ho semplicemente cercato di far capire il contesto in cui si muovono, bisogna cercare di capire i motivi del perch certe cose accadono, solo cos si pu provare a porre un rimedio efficace a determinati fenomeni. Sicuramente le cose non si risolvono con la pena di morte, e comunque noi occidentali abbiamo tante colpe, con il colonialismo dei secoli scorsi e con il neo-colonialismo economico che abbiamo imposto dopo la seconda guerra mondiale,,,
Il discorso viene interrotto da urla di gioia, la nave  riuscita a fermarsi, il vento  calato sensibilmente, la forza delle onde si  molto ridotta, siamo fermi, siamo salvi.
E finita,  finita. 
Neanche il tempo di dirlo o di pensarlo che una puzza di bruciato ci avvolge, puzza di bruciato e fumo in un angolo, non  finito niente, ricomincia lincubo.
Ci avviciniamo al punto da cui esce il fumo,  il cestino dellimmondizia, un posacenere svuotato in fretta ha causato un piccolo principio di incendio, un po di acqua e tutto si risolve, possiamo tornare a gioire e a rilassarci.
Mezzanotte  passata da un paio di ore, realizzo adesso che non mangio e che non dormo da troppo tempo, non sono affamato, ma sono stanco, stanchissimo, disfatto, per sono ancora super eccitato, ladrenalina, la paura e lansia ancora mi pervadono, mi condizionano, mi tengono sveglio. Siamo stati 12 ore alla deriva, siamo andati 60 Km indietro senza incontrare nessuno ostacolo, la fortuna ci ha assistito, nella migliore delle ipotesi mi vedevo spiaggiato sulle coste danesi, ora possiamo tirare un grande sospiro di sollievo.
Ci fermiamo e contiamo i danni, la nave  mal concia, ma ancora stabile, i danni subiti non sono irreparabili.
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Finalmente mi rilasso, addento un panino e riavvolgo il film della giornata, il pensiero per mi porta lontano, non vedo pi solo quello che abbiamo passato, ma vedo il mare nella sua interezza, vedo la sua bellezza e la sua pericolosit, la sua semplicit e il suo mistero, dal mare arrivava la paura dellinvasione, ma arrivavano anche le spezie, la cultura e la mentalit di mondi lontani e sconosciuti.
Penso ai segreti dei suoi abissi e allantichit dei suoi miti, vedo Poseidone con il suo tridente e Eolo che ci guardano e se la ridono come hanno fatto osservando Ulisse che non riusciva a tornare a casa, e ancora vedo la libert della barca a vela, la pazienza e la costanza del pescatore, il vecchio e il mare di E. Hemingway, H. Melville con la sua Moby Dick, Giulio Verne con le sue tante leghe, le fantastiche avventure di Sinbad il marinaio, la solitudine dei fari e la loro inquietudine quando vengono sferzati dalle onde durante le tempeste, la vivacit dei porti, Francisco Coloane e Capo Horn, la bellezza dei bagni estivi, che meraviglia, e gli occhi pieni di sale, come cantava Rino.
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Bisogna amarlo e rispettarlo questo immenso mare, amando e rispettando anche i suoi abitanti, i poveri pesci che non hanno neanche la voce per protestare per i danni che noi umani stiamo arrecando al loro ambiente, come bisogna amare la terra intera e rispettare gli umani e gli animali, rispettare tutta la natura. 
Se vogliamo distruggere qualcosa distruggiamo il Sistema, non il pianeta.
Il mare e la vita in nave sono un mondo a s, anche se contengono tutte le logiche e le dinamiche della vita a terra, cambia solo lo scenario, non ci sono pi i cavalieri erranti a bordo di destrieri, ma capitani avventurieri e coraggiosi che vagano per gli oceani dispiegando le proprie vele, non c pi la paura della foresta nera che tutto nasconde, ma c limmenso orizzonte e lignoto da esplorare che inducono lo stesso timore, non c pi il principe o il feudatario che hanno il potere di vita e di morte sui propri sudditi, ma c il comandante che  a tutti gli effetti colui che dirige la sorte del proprio equipaggio e che pu diventare il tiranno di bordo, anche in questo mondo ci sono i buoni e i cattivi, esattamente come sulla terra, troviamo il pirata assassino e quello romantico e coraggioso che lotta per migliorare la vita della propria gente, scenari raccontati e descritti con grande successo dallo scrittore Emilio Salgari nei suoi romanzi davventura. Lui ha viaggiato pochissimo nella propria vita eppure ci ha trasportato negli angoli pi sperduti, selvaggi e affascinanti di questo mondo, lui ha viaggiato, ha appreso, ha scoperto e ha fantasticato attraverso i libri e ha permesso di fare altrettanto a milioni di lettori.
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La storia  stata declinata quasi esclusivamente al maschile e questo fenomeno si accentua nel mondo marino, un mondo maschile e maschilista in cui la presenza a bordo di una donna non era permessa, al massimo si dava un nome femminile alla nave. Non ci sono figure femminili nelle leggende e nelle storie del passato tuttal pi si possono incontrare le famose Sirene, Medusa, la Fata Morgana e poco altro, eroine  nessuna. Ora anche qui le cose stanno per fortuna cambiando anche se ancora si incontra qualcuno che si porta dietro dei retaggi del passato pensando che le donne a bordo portino sfortuna!  

Ecco che imperterrito sta spuntando il sole, il mare  piatto,  una favola, i colori dellaurora incantano, il riflesso rosso acceso sullacqua della palla che si vede allorizzonte  accecante, il cielo  terso, limpido, neanche una nuvola offusca questi colori, non mi capacito che solo poche ore fa era un inferno buio e tempestoso, sono tornati anche i gabbiani a svolazzarci intorno o a riposare placidi sulla superficie del mare, mi ritrovo a canticchiare una vecchia canzone legata al mondo Partigiano: Mi ricordo che poi venne lalba e poi qualche cosa di colpo cambi, il domani era venuto e la notte era passata, cera il sole su nel cielo, sorto nella libert, e, mi vedo gi nel porto pronto per tornare a casa.
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NOTA: il pezzo : "E io ero Sandokan", cantata da Armano Tovajoli.
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A questo punto dobbiamo tornare in porto, dobbiamo riparare i danni della nave, lequipaggio stremato si deve riposare, parte del personale deve sbarcare, dobbiamo fare rifornimento di acqua e di carburante, ora vado finalmente a dormire per risvegliarmi solo quando saremo in banchina, sto cedendo alla stanchezza,  arrivato il momento di riposare.  
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Arriva il comandante e detta le disposizioni per le prossime ore, appena possibile si torna nellarea lavoro, l recupereremo il cavo e aspetteremo i giuntisti e le navi che ci verranno a rifornire di quello che necessitiamo. Spalanco gli occhi semi chiusi, ci risiamo, ancora una scelta sconsiderata. No basta. Io non ci sto pi ad assecondare tutto questo. Mi avvio verso il computer, internet funziona, scrivo una mail in ufficio: FATEMI SBARCARE, SUBITO.
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The end.
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FINE.
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Tutti i fatti raccontati sono realmente avvenuti, anche se non necessariamente nellesatto ordine temporale, solo i nomi e i dialoghi sono stati in parte modificati.
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FINE.